Arte e Cultura
Il Ponte del Garbo: storia delle sue sventure
II ponte, che vanta illustri e antichi natali, congiunge il paese con buona parte del territorio comunale, sulla via provinciale Lauretana verso Siena. Non e più il vetusto ponte sul cui tabernacolo i Medici avevano murato lo stemma di famiglia. E stato ricostruito nel 1948, rispettando la sua vecchia loggia maestosa e aggraziata. Si chiama «Ponte del Garbo» forse perché fu costruito con garbo: ampio, ad una sola arcata a tutto sesto del diametro di mt. 17,^0, snello, con le spalle in pietra su cui s'impostano le sue robuste estremità, e le spallette in laterizi col tabernacolo sul culmine della volta orlata di bianco travertino. Ma il suo epiteto si deve, se non altro, al fatto che è l'unico ponte sul fiume Ombrone che da accesso al paese dei garbati ascianesi: «pons super numeri Urnhronis prope Scianum», come si legge nello Statuto di Siena dell'anno 1262 (e la data conferma la derivazione dell'appellativo: due anni dopo la battaglia di Montaperti). E’ stato ricostruito dopo quattro anni dalla sua ultima distruzione, che avvenne nella notte tra il 27 e il 28 giugno del 1944, quando le truppe tedesche in ritirata lo fecero squarciare dalla violenza esplosiva delle mine. Per quattro anni il fiume Ombrone si passò a guado, come nel XII secolo e prima ancora, forse. 1 pedoni traversavano il fiume su una passerella a corde, provvisoria e traballante, tesa tra i due monconi dei terrapieni infidi Non era la prima sua sventura. Breve storia. Forse nel XII secolo non c'era sull'Ombrone un ponte; sicuramente era in legno, se c'era. - Nel 1262 il Magistrato senese delle strade dette ordine di riparare «vie e ponti» (Statuto di Siena, distinzione III) sulla strada che da Siena conduceva ad Asciano. - Nel 1290 si ricostruì il ponte di legno che le piene avevano danneggiato o distrutto, perché Asciano era già sede di un prospero mercato, non soltanto locale, invidiato dai paesi viciniori. Notizie successive sul ponte detto «del Garbo» si trovano nell'Archivio del Comune di Siena.
Si riassumono.
-- I fatti d'arme del XIV secolo (frequenti assedi e occupazioni del
paese) non risparmiarono il ponte, che fu ricostruito nel 1409. - Nello Statuto di Asciano ( 1465) si trova elencala, tra le vie della corte di Sciano, quella «che parte dal ponte dell'Ombrone». Il Comune aveva interesse a mantenere i suoi ponti per favorire il traffico, intenso per motivi commerciali tra Siena e Asciano, e comminava multe «a qualunque persona guasterà, toglierà o romperà o alcuna pietra leverà o alcuna cosa maculerà d'alcuno ponte che fosse nella corte di Sciano». Il ponte era già in muratura. - Nel 1555 fu distrutto dalle truppe tedesche e spagnole del marchese di Marignano, cosi che Cosimo si preoccupò subito di restituire il ponte alla sua antica floridezza. - Nel 1657 «fu portato via dall'impeto dell'acqua». - Nel 1676 era già stato ricostruito «modernamente dal Maestrale delle strade per comodità de' passeggeri»; la strada e il ponte erano «assai battuti per essere il passo di quasi tutta la Valdichiana»: il ponte fu annoverato tra i «ponti grandiosi». - Nel 1788 la Comunità di Asciano dovette addossarsi tutte le spese per il mantenimento dell'importante ponte, perché a] governo toscano pareva di troppo l'onere della manutenzione. Nella biblioteca comunale di Siena si trova inedito un disegno a penna di Fattore Romagnoli del «Ponte del Garbo» nel secolo XVIII Un fatto prodigioso. Perché sia accaduto s'ignora. Come sia accaduto si sa benissimo. Questa la realtà del fatto straordinario, sorprendente. Nell'autunno (quello seguente alla distruzione del ponte del 1944) il fiume Ombrone in piena rassettava il suo letto, ingombro di macerie tra le spalle monche del ponte disrutto, e depositava sull'alveo frantumi di pietre e mattoni. Sulla riva sinistra, in piena vista, adagiava anche la lastra di marmo ambrato scolpita con l'effigie della Madonna: omelia pietra che aveva fatto da fondo al tabernacolo che s'innalzava sulla sommità dell'arco. Ne era scheggiato soltanto l'angolo inferiore sinistro del riquadro, come per ricordo del sacrilego misfatto. Protestava il sacro Ombrone, in maniera irruente. Così la pietra (u rimossa e trasportata processionalmente nella Collegiata in custodia alla pietà popolare. Quattro anni dopo fu collocata di nuovo, con solenne funzione religiosa, nel tabernacolo del ponte ricostruito.
Successivamente fu asportata da mani sacrileghe. Quella che oggi resta nient'altro è che una vaga copia dell'effigie antica, ma sempre cara agli ascianesi.





